sabato, 5 Aprile 2025
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Studenti di Ancona in visita alla casa museo del Beato Puglisi minacciati da un gruppo di ragazzi del territorio

Ecco il racconto, lo sfogo e la denuncia di Maurizio Artale, Presidente del Centro di Accoglienza Padre Nostro, e la dichiarazione del sindaco Lagalla e della CISL

“Ieri, giovedì 3 aprile 2025, un gruppo composto da 123 persone, tra studenti ed insegnanti del Liceo Rinaldini di Ancona, accompagnato da una guida, è stato in visita presso la Casa Museo del Beato Giuseppe Puglisi. Nei luoghi dell’opera quotidiana del Centro di Accoglienza Padre Nostro, fondato dal Beato, le visite di gruppi così numerosi sono ormai una consuetudine, vera linfa vitale per un luogo periferico che, anche grazie all’attenzione di migliaia di visitatori ogni anno, ha, giorno per giorno, l’occasione di promuovere opportunità per il territorio. Purtroppo, abbiamo avuto l’ennesima riprova che non tutti vivono in questi termini la benedizione di essere testimoni viventi dei frutti del martirio del Beato. Si è, infatti, verificato un increscioso episodio, in quanto, con modalità più palesi ed inquietanti di quanto avvenuto in passato, un gruppo di ragazzi del territorio si è rivolto in tono minaccioso, utilizzando anche dei coltellini, ad una parte dei visitatori che avevano già terminato il giro guidato dei luoghi ed attendevano la restante parte degli allievi e degli insegnanti per andare via. Sia gli adulti che i ragazzi del gruppo si sono, com’è naturale, molto impauriti e sono scappati raggiungendo i pullman che sostavano in via dei Picciotti. Crediamo di non peccare di presunzione nell’immaginare cosa avrebbe detto Padre Puglisi in una simile circostanza. «Vorrei conoscere i motivi che vi spingono a ostacolare chi tenta di educare i vostri figli al rispetto reciproco, ai valori della cultura e della convivenza civile… parliamone, spieghiamoci e ricordate: chi usa la violenza non è un uomo, si degrada da solo al rango di animale». Con queste parole si era rivolto direttamente ai mafiosi nel corso di una delle sue ultime omelie, con voce ferma. Anche noi oggi riteniamo di dover usare la stessa fermezza per evitare che episodi simili vengano derubricati a ragazzate. Come operatori del Centro di Accoglienza Padre Nostro, non possiamo farlo e per diversi motivi. Innanzitutto, la nostra presenza quotidiana sul territorio ci consente di rappresentare presidi e rilevatori di segnali di allarme che non possono essere ignorati. In circa 10 anni si è registrata una triste sequela di atti vandalici, puntualmente denunciati dal Centro di Accoglienza Padre Nostro e puntualmente seguiti dal ripristino del danneggiamento, nella ferma convinzione che l’esercizio della capacità riparativa delle ferite del territorio abbia un valore simbolico, oltre che materiale, e che possa rappresentare la goccia che scava la pietra. Ma oggi, con animo triste ed inquieto, non possiamo non rilevare una svolta pericolosa ed evidente, quando dalla possibilità di arrecare danno alle cose si passa alla possibilità di fare del male alle persone, che vengono in tal modo deumanizzate. Quotidianamente ci capita di ascoltare nelle cronache episodi di violenza incomprensibili messi in atto da parte di ragazzi e giovani e di chiederci se siamo già arrivati a una soglia critica? Oggi, noi operatori del Centro di Accoglienza Padre Nostro ci sentiamo di dare una risposta a questa domanda: si, siamo giunti ad una soglia critica, cui dobbiamo porre un freno se non vogliamo rischiare che qualcosa di ancora più grave accada, che la violenza diventi per questi ragazzi una dimensione esistenziale, un punto di non ritorno. Riteniamo che episodi come quello accaduto oggi vadano ben oltre la fisiologica rabbia adolescenziale, che deve essere incanalata per aiutare i ragazzi a crescere. Riteniamo doveroso segnalare il pericolo di escalation che tocchiamo con mano ogni pomeriggio nella piazzetta che è stata luogo del sacrificio del Beato Giuseppe Puglisi e che, proprio alla luce di questo sacrificio, desideriamo sia luogo di pace”.

Questo il racconto, lo sfogo e la denuncia di Maurizio Artale, Presidente del Centro di Accoglienza Padre Nostro.

La dichiarazione del sindaco Lagalla

«Esprimo ferma condanna per i vili e ingiustificabili atti intimidatori subiti dagli studenti e dagli insegnanti del liceo “Rinaldini” di Ancona nel corso di una visita al centro “Padre Nostro” di Brancaccio, dove ha operato il Beato padre Pino Puglisi. Un episodio che ricorda quanto sia importante potenziare la rete di azioni di prevenzione sociale a supporto di realtà come quella del centro “Padre Nostro” che operano sui territori per cancellare e superare le sacche di resistenza alla legalità ancora presenti sul territorio. Agli studenti e al liceo di Ancona rivolgo la solidarietà a nome di tutta la città e ringrazio il prefetto Mariani che si è subito attivato per individuare i responsabili di questo gesto vigliacco».

Cisl: “Fatto grave, bisogna fare rete sociale nei quartieri più difficili

“Non ci rassegneremo mai al fatto che ci siano nella nostra città ragazzi, appena adolescenti, che sentono il bisogno di insultare e minacciare con coltellini in mano, un gruppo di studenti con i loro insegnanti provenienti da Ancona, in visita alla Casa Museo del Beato Padre Pino Puglisi. Non solo per il grave gesto compiuto nei confronti di questi ragazzi, ma anche per il rispetto che questi luoghi meritano”. Ad affermarlo è Federica Badami segretaria generale Cisl Palermo Trapani, dopo aver appreso dell’episodio avvenuto davanti la Casa Museo dedicata a Padre Pino Puglisi a Brancaccio a Palermo, denunciato dal Centro Padre Nostro. “Riteniamo fondamentale che iniziative sulla memoria dei nostri eroi antimafia e sulla legalità vengano organizzate con maggiore frequenza in tutti i quartieri più a rischio, come è Brancaccio, e non solo in occasione degli anniversari. Bisogna inculcare in questi giovani il concetto di rispetto e memoria allo stesso tempo. Le istituzioni scolastiche fanno il possibile, ma forse sarebbe il caso di creare una vera e propria rete sociale con le istituzioni, parti sociali, associazioni, che in ogni quartiere possa far sentire la presenza dello Stato, della società civile, perché non bisogna lasciare mai solo chi pensa che la violenza e la prevaricazione siano la strada per relazionarsi con gli altri. La Cisl vuole come sempre fare la sua parte contro questa deriva sociale” conclude Badami.

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