Sarà visitabile fino al 2 Giugno 2018, presso il padiglione ZAC (Zona Zisa Arti Contemporanee) all’interno dei Cantieri Culturali di via Paolo Gili, 4, a Palermo, la mostra fotografica dell’artista Spencer Tunick intitolata “Nudes“. La mostra, curata da Gerald Matt, è un progetto sostenuto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo e dalla Gam, Galleria d’Arte Moderna. Il GCPress l’ha visitata per voi e ve la racconta.
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Quando un uomo mette a nudo sé stesso, apre la porta della propria anima al mondo o, più semplicemente, alla realtà che lo circonda; una realtà fatta di persone, situazioni, circostanze, momenti ed accadimenti, che lo trasformano e lo rendono “identità”. Spencer Tunick, attraverso la fotografia, coglie letteralmente questo concetto, facendo dell’essere umano, nella sua nudità fisica, ma, in un certo senso, anche metaforica, il veicolo del messaggio artistico.
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Ed ecco che si viaggia: si attraversano luoghi, continenti, strade, paesaggi dove l’uomo e la donna diventano elementi della natura, dove i corpi non sono solo carne, ma diventano la materializzazione fisica e umana di qualcosa di più alto, di più profondo. Contrasti fatti di bianco e nero, di rosso e oro, di sfumature cromatiche fredde, corpi adagiati, addormentati, assopiti dal grigiore della città o variegati dalla bellezza delle sfumature epidermiche delle varie etnie.
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Ribellione, esaltazione delle razze, sensibilizzazione verso i principi di uguaglianza tra i popoli e di rispetto nei confronti della natura, ma anche messaggi forti contro ogni forma di violenza e contro ogni pregiudizio di genere ed etnia. Ogni corpo, anche il più martoriato dalla malattia e il più opulento e generoso nella mole, trasuda di quel senso di libera accettazione di sé, di consapevole orgoglio dell’essere e non dell’apparire: ognuno, semplicemente, è.
Le “istallazioni umane”, formate da uomini e donne che si sono offerti spontaneamente e gratuitamente di posare per lui, sono state molto contestate all’artista e rappresentano quel messaggio di denuncia sociale che vede l’uomo denudarsi di sé stesso e conformarsi a ciò che lo circonda, a volte trasformandosi in qualcos’altro, altre volte, morendo inesorabilmente sull’asfalto freddo della città metropolitana.
Un invito alla riflessione e, forse, un promemoria per ricordarci che, ciascuno di noi, è parte integrante del mondo e che, oltre ogni limite e pregiudizio, la diversità non esiste: esiste solo l’essere umano.