La vita di Antonio Battiata, agente penitenziario 49enne di Palermo, si è spenta questa mattina all’istante. L’uomo, infatti, colto da un malore improvviso mentre nuotava, sarebbe annegato nel mare della spiaggia di Mondello. Repentino l’intervento di un bagnino, che ha recuperato il corpo e vani i tentativi degli operatori del 118, che hanno cercato di rianimarlo.
In attesa del medico legale, il cadavere è rimasto sulla spiaggia per lungo tempo, coperto da un telo. Dopo il recupero, in un primo momento qualcuno si è avvicinato per sapere cosa fosse successo e chiedere maggiori informazioni. È bastato un istante, – come l’istante in cui la vita di Antonio si sarebbe interrotta -, per far ritornare tranquillamente il tempo della calda e allegra stagione. E così, nella spiaggia di Mondello, il corpo dell’uomo è rimasto circondato dai tuffi, dalla tintarella, dagli ombrelloni colorati e da schiamazzi di felicità.
Di fronte a un simile fatto, per quanti erano presenti e assistevano alla scena, si prospettavano due scelte: avrebbero potuto allontanarsi da quel punto, in cui l’uomo giaceva coperto da un semplice telo, continuando a trascorrere la giornata tra la sabbia e il sole, all’insegna dell’estate o, sconvolti emotivamente da un simile avvenimento, avrebbero potuto abbandonare la spiaggia, per rispetto verso una persona ormai morta. “Ma quanti effettivamente l’hanno fatto?”.
Alla fine, la maggioranza ha deciso: rimanere, stare lì perché la morte di Antonio era forse una morte indifferente. Oggi, la morte di un individuo che non si conosce sembrerebbe non avere il giusto valore: “può essere che lo conoscevo?”, è questa la prima affermazione, il pensiero che nasce spontaneo. E poi se non si sa di chi si parla, la faccenda è chiusa, anzi è irrilevante. Così forse è andata questa mattina. L’episodio, seppure tragico per la famiglia e per quanti conoscevano Antonio, non sembra esserlo stato per alcuni dei bagnanti presenti che avrebbero, dunque, deciso di “rendere invisibile” il corpo dell’uomo e godersi quei momenti lontano da preoccupazioni, lavoro e impegni. Le giornate a mare del resto sono “sacrosante”. Da qui le polemiche.